sotto le radici

sotto le radici

La terza puntata di Brenwood

Ieri Massimo Pericolo ha espresso dal palco qualche perplessità sulla struttura giuridica italiana e oggi Draghi cade. Coincidenze? “Non so neanche chi è il presidente”. Eh Vane, manco noi. Ho una vision, Massimo Pericolo premier, io voglio crederci.

Ma mentre là fuori si distrugge, a Woodoo si crea.

Tengo molto alla serata di stasera perché ci sono un sacco di artisti che sono curiosissimo di sentire, Ariete su tutti. Alle 17 la fila pre cancelli ricorda una Bedroom Woodstock che mi piace da matti.

Appena entrato mi butto come sempre al camping, che praticamente sta diventando il mio luogo di culto in Woodoo. Mi aspetto un silenzio meditabondo e invece vengo inondato dai bassi di una cassa in quattro. Qui sta succedendo qualcosa amici miei. Mi avvicino e scopro dunque che nella radura, c’è un’esibizione hip-hop bella old school. Al camping c’è questo palchetto di legno con dei gradini/sedie posizionati tutt’attorno in stile anfiteatro che sembra uscito dalla fantasia di Tolkien se costui fosse stato un rapper. L’artista che sta suonando è Luca Re, bravissimo e onesto fino al midollo. La gente è davvero felice, sembra di stare in spiaggia ma con la musica al posto del mare, che è ben meglio. 

Guardo gli alberi e ho la visione di un festival con il pubblico che segue i concerti esclusivamente da case sugli alberi (o palafitte, non ho ancora deciso), con gli artisti che si esibiscono sulla terra su un palchetto in una sezione sottostante (ah “sottostante” è anche il nome del festival). Se organizziamo un crowfunding ci lavoriamo. O quasi quasi estendiamo l’idea al campeggio di Woodoo. Intanto osservo il bosco al di là dei confini del nostro spazio: continua a perdita d’occhio. Un giorno saremo lì.

Mi avvicino alla ludoteca. Alcuni ragazzi stanno cercando di capire le regole di un gioco misterioso. Hanno tutti l’aria assonnata. Uno di loro sta disegnando un interessante personaggio a fumetto su di un foglio. Mi dice che il suo nome è Joe ed è un malvagio banchiere. Ma credo che parli del disegno. Noto che sul braccio di una ragazza di nome Chiara c’è scritto a pennarello il numero “42”. Le chiedo perché e mi dice che il tizio con le ali che sta in zona bar glielo ha scritto ieri sera come omaggio alla sua età, 22 anni. Le svelo che 42 è il senso della vita in Guida autogalattica per autostoppisti. Solo ora comprende la reference e ne sembra felice. Sento di avere fatto una buona azione. Ma chi è il tizio con le ali che sta in zona bar?

Mi rimetto al lavoro. Ci rendiamo conto che oggi nella “stanza dei media” c’è meno gente rispetto a ieri. Qualcuno, vista la limitrofa presenza della cucina, avanza il sospetto che questo luogo di lavoro altro non sia che la dispensa della stessa cucina. In effetti oggi diversi piatti comprendono ragù. Ciascuno di noi potrebbe essere il prossimo, dunque trovo più sicuro andare a vedere i concerti.

Sul Wood Stage sta suonando Centomilacarie. È giovanissimo e mi prende in un modo tutto suo. Al netto della velata aggressività delle versioni in studio dei suoi pezzi, che avevo già ascoltato, mi sorprende non poter fare a meno di accostarlo dal vivo a Cocciante, e non solo per quei capelli ricci che gli invidio alquanto.

Mi dicono che è al terzo live della sua vita. Io alla sua età avevo paura ad andare in edicola tipo. Bravo Centomilacarie, continua così. Vacci dal dentista però.

Dopo di lui inizia Deriansky, che si esibisce con Bane, il cattivo di Batman.

Il suo set si dipana dentro versi che si sviluppano dalle parti della psicoanalisi e ad una certa tutto approda in una drum&bass pregevolissima.

Quando sale Giuse The Lizia penso che mi ricorda un tipo che rappava del mio liceo. Non ho mai saputo il suo nome ma lo chiamavano Satanello.

Il pubblico è bello carico e mi guardo attorno. Non posso fare a meno di notare un sacco di chiome ossigenate, in uno stile street Saiyan. Mi rendo improvvisamente conto che sono anche tornati i cappelli alla pescatora: ma io dove sono stato in questo battito di ciglia?

Ecco, in questi giorni mi sento come se proprio non fossi uscito di casa per tre anni. Che poi forse è così, boh.

Comunque ora che sono fissato su questo particolare osservo tutto con un filtro “Lorenzo 1994”, solo un po’ più manga. Manga Lorenzo 2022, altro che Jova Beach Tour.

Ad una certa Giuse si lancia in un pezzo minimale, piano elettrico e voce. E succede qualcosa. È il sentore di una presenza più grande di noi, una presenza che ci sta accogliendo da sotto le radici degli alberi, ed anzi sta benedicendo quello che stiamo facendo nella nostra piccola perfetta imperfezione di esseri umani.

Non riesco a spiegare il perché ma il suono del wurlitzer sembra una unica cosa con il colore del cielo, che inizia a cambiare. E inizia a cambiarci. Tutto diventa morbido, i tronchi degli alberi sembrano colonne colorate, il cielo sembra un soffitto su cui abbiamo disegnato i nostri graffiti. Siamo in tanti e questo posto sta diventando una piccola stanza da abitare insieme.

Guardo l’ora, sono le 20.30. La stessa ora in cui in effetti ieri, durante il set di Generic Animal, stava succedendo qualcosa di simile.

Una volta ho teorizzato che Woodoo possa ospitare la porta per qualcosa di misterioso. Mi sa che è questa l’ora in cui quella porta si apre.

BRENNEKE

Quando suono mi chiamo Brenneke, 
quando scrivo mi chiamo anche Edoardo. 
Una volta ho visto un dirigibile.
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