“Spiegare delle cose”

“Spiegare delle cose”

Un dialogo con Rolling Stone

Hai visto il video che Woodoo ha realizzato con Rolling Stone? Se non l’hai fatto prendi il cellulare, cercalo, guardalo adesso. Non solo è interessante: è importante. Fondamentale.

L’editor Mattia Barro ha intervistato alcuni ospiti per esplorare con loro tematiche come inclusività e diversità, in un dialogo ispirato dallo spirito del festival di quest’anno. Sono amici di Woodoo da tanto tempo e ciascuno di loro ci ha resi partecipi della loro esperienza attraverso i propri punti di vista personali, talmente personali da possedere particelle universali. Ne è nata una chiacchierata intima, plurale, spensierata e splendidamente disordinata, durante la quale si è passati con eleganza dalla leggerezza alla serietà.

Hanno dato il loro contributo la divulgatrice Daphne Bohèmien, i producer Marvely e Federico Mo, l’attivista Iman Scriba, i membri del format Linoleum, il direttore artistico di Woodoo Matia Campanoni e il DJ Protopapa.

Come Woodoo si sia ritrovato faccia a faccia con la celebre rivista musicale è una storia che parte da lontano, direttamente dalla ricerca del senso di questo festival in anni così densi di significato, così stratificati, per certi versi così impenetrabili. Nulla di più sicuro di un osservatorio come Rolling Stone per discutere di un mondo in cui, dopo un silenzio di due anni, è avvenuto e continua ad avvenire di tutto ad una rapidità inafferrabile.

A riprova della complessità dei temi trattati, il grosso dei partecipanti alla tavola rotonda non ha nascosto un’avversione nei confronti del termine “inclusività”, sparpagliando subito per bene le carte rispetto ad un’espressione diventata di pari passo con la sua diffusione una categoria di mercato ad appannaggio di alcuni.

In un passaggio molto interessante la performer Daphne Bohèmien è stata molto diretta nel descrivere le sue perplessità: «Una parola che non mi piace perché presuppone l’esclusione: pretendo di essere rispettata, non inclusa. Perché esisto e in quanto tale merito rispetto». Un concetto simile ha espresso il producer Marvely che si è detto senza mezzi termini “contro il termine”. «Siamo qua, tutti uguali e diversi: siamo già inclusi».

Il tema di una dimensione etero normativa che determina cosa e chi sia degno di inclusione è stato il pilastro della discussione. Molti i sottotemi emersi, tutti meritevoli di approfondimenti a loro volta. Quanti? Beh, guarda il video: dimmelo tu!

Non sono mancati nemmeno momenti di contrasto, che non hanno intaccato il clima di collaborazione ma anzi ne hanno arricchito la varietà. 

Impossibile non rimanere incuriositi quando Daphne non nasconde la sua perplessità nemmeno di fronte allo slogan del festival. Mai come in quel momento il dibattito si sorregge sulle bellissime differenze di vedute.

Woodoo vuole attrarre anche queste contraddizioni.

Proprio parlando del festival in sé, l’idea del raduno di una moltitudine di persone diverse tra loro ma unite da uno scopo comune è il modo migliore per testare lo stato del dibattito sociale più importante di questa era, che potremmo riassumere nell’espressione anglosassone “diversity inclusion”.

«Il festival ha la splendida capacità di mettere in atto una simulazione di un mondo un pochino migliore» dice Davide Ragazzoni di Linoleoum. Forse basta questa definizione per cogliere appieno l’importanza di un festival musicale e culturale in tempi come questi. Riscoprire (o scoprire?) il valore di «Trovarsi per giorni in un mondo completamente a parte», come dice Matia, è probabilmente la stella polare dell’esperienza.

Un video, insomma, che solleva il sipario su un tema fondamentale in ambito inclusione: la legittimità di includere. Vorresti che qualcuno si arroghi il diritto di includerti, quando dovresti esserlo già?

Una frase significativa viene proprio da Mattia Barro nell’introduzione ad una domanda: «Immagino che nella vita incontrerete tante persone a cui dovete spiegare delle cose». Probabilmente la strada giusta da percorrere è non scordare l’importanza di questo principio: mai perdere l’entusiasmo di spiegare le cose.

È proprio per continuare a farsi spiegare le cose che a questo punto Woodoo doveva lanciarsi a cercare un punto di vista diverso. Un punto di vista connaturato a livello generazionale.

BRENNEKE

Quando suono mi chiamo Brenneke, 
quando scrivo mi chiamo anche Edoardo. 
Una volta ho visto un dirigibile.
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